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Pieve di Santa Giulia



Una Visita Il personaggio di Santa Giulia
 
La Pieve di Santa Giulia è la chiesa parrocchiale del paese di Caprona. E' distante dal paese quasi un chilometro perchè le pievi mediovali erano il punto di riferimento della vita ecclesiale di tutta una zona ed erano collocate non al centro del paese, bensì su importanti vie di comunicazione.

Santa Giulia nasce probablimente nell'VIII secolo, dopo che il Re dei Longobardi, Desiderio, avva fatto translare con grande solennità il corpo della santa mrtire dall'isola della Gorgona a Brescia. Infatti lungo l'itenerario esiste una serie di chiese dedicate a santa Giulia, a cominciare da Livorno che la venera patrona della città. Il piccolo edificio originario fu ampliato almeno per tre volte e continuamente rimaneggiato.

Dall'esterno la pieve di Santa Giulia appare già come un edificio complesso. Osservate la sproporzione che c'è fra il grande corpo absidale e la minuta facciata. Dal forte dislivello fra la zona antistante e la zona posteriore del tetto ci si rende conto che si tratta in realtà di due edifici giustapposti. Il più piccolo è il più antico. Quello più grande è l'inizio di un ampliamento del XIII secolo, che avrebbe trasformato Santa Giulia in una grande chiesa a tre navate, e che non è mai stato compiuto.

L'interno è di grande suggestione per la sua austerità, il gioco delle luci ed i ben proporzionati volumi. Sulla sinistra c'è una serie di archi, ora chiusi, che in origine aprivano verso una seconda navata la quale, probabilmente, fu costruita quando la piccola chiesa divenne una pieve e dovete ospitare il fonte battesiamale, prerogativa delle cattedrali e delle chiese pievane, che ora si trova sotto il secondo arco, collocato su di una predella in verrucano, ritenvenuta durante la recente opera di scavo. Il fonte è ricavato da un unico blocco di pietra verrucana, squadrato in forma di ottagono e scavato in modo da ottenerne una vasca adatta al battesimo per immesione.

Si osservi, quindi, sempre sul lato sinistro, evidente il taglio dell'edificio primitivo, operato per fare posto alla nuova costruzione. Della vecchia abside sono visibili i resti sotto le due grate poste ai ianchi della chiesa e sul pavimento potete vederne disegnata la sagoma. A paritre dalle belle colonne, con teste i uomini e di animali nei basamenti e nei capitelli, voi vi trovate, infatti, in un vano molto più alto e più ampio: le due grandi arcate cieche avrebbero aerto verso le navate laterali che si sarebbero prolungate fino alla facciata, se il progetto della nuova pieve a tre navate fosse stato compiuto. Forse le frequenti guerre fra Pisa e Firenze, che caratterizzarono quell'epoca sfortunata per i pisani, hanno impedito il compimento dell'opera.

Nell'interno ancora merita osservare la mensa dell'altare che è datata 1153, il bel tabernacolo barocco in pietra serena sull'altare del Sacramento e il prezioso organo del 1738, opera di un famoso organaro di Lucca, il Cacioli.
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