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La Torre di Caprona

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La Torre di Caprona sorge sull’orlo di una modestissima altura vicinissima all’Arno, proprio sull’orlo di un dirupo rossastro che è la parete di una cava.
Ciò che la rende interessante dal punto di vista storico sono le memorie dantesche. Dante la ricorda mentre narra nel XXI dell’Inferno il suo incontro con i diavoli minacciosi della bolgia dei barattieri.
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Così li vid’io già temer li fanti,
ch’uscivano patteggianti di Caprona,
veggendo sé tra nimici cotanti.
Dante, a ventiquattro anni, nell’agosto del 1989, aveva partecipato al breve assedio della rocca tenuta dai pisani, in quel tragico periodo che era seguito alla morte di Ugolino, dei suoi figli e nipoti, nella torre della fame nel maggio 1289. I fatti sono ben noti, li riassumo brevemente:
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E’ormai iniziata la lenta decadenza della gloriosa repubblica marinara; nel 1984 Pisa è stata sconfitta alla Meloria e si è formata contro la città ghibellina una lega guelfa composta da Genova, Firenze e Lucca. A Pisa il Podestà Ugolino della Gherardesca, pensando fosse troppo difficile per la città fronteggiare questi numerosi e potenti nemici, cerca di accostarsi ai guelfi: conclude con Firenze e poi con Lucca una pace separata, cedendo alcuni castelli, diversi dei quali compresi nella zona del monte, ormai da tempo dominata da Pisa (Ripafratta, Bientina e Asciano). La cessione porta ad una tregua con il nemico, ma divampano nell’interno della città le lotte tra fazioni. Ugolino si è associato nel potere al suo giovane nipote, Nino Visconti. Tra i due ci sono dissensi e contrasti; ne approfitta abilmente l’Arcivescovo Ruggeri degli Ubaldini, divenuto in Pisa il capo dei ghibellini intransigenti.
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Riesce ad isolare Ugolino, ad accusarlo di tradimento per la cessione dei castelli, ed infine a fare insorgere il popolo contro di lui, Ugolino viene imprigionato e fatto morire. Intanto la lega guelfa si era ricostituita e ha ripreso le operazioni contro Pisa, che cerca di organizzarsi e di difendersi, anche nominando capitano generale un condottiero di notevole prestigio: Guido da Montefeltro. Questo abile capitano riesce ad ottenere qualche successo, impadronendosi per esempio, nella zona del monte, di nuovo della rocca di Caprona. Ed ecco di conseguenza i guelfi che intraprendono l’assedio di Caprona. Tra i fiorentini c’è Dante e accanto a loro combattono anche i fuoriusciti pisani, che vogliono vendicare Ugolino: il loro capo è Nino Visconti, il quale stringe amicizia con Dante. Lo stesso Dante lo ricorda nel XXI dell’Inferno parlando del breve assedio di Caprona.
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La rocca di Caprona ci fa dunque evocare tutta una serie di personaggi della Commedia. In quei giorni di Caprona si affollarono intorno a Dante i personaggi dei suoi canti futuri: Guido da Montefeltro lo ritroviamo tra i consiglieri fraudolenti dell’ottava bolgia (Inferno – canto XXVII), Nino Visconti nella valletta dei principi nel Purgatorio (canto VIII), infine il conte Ugolino, che al tempo dell’assedio era morto da poche settimane e di cui certo nel campo si faceva un gran parlare, è forse il personaggio più famoso di tutta la Commedia (canto XXXIII dell’Inferno), tra i traditori della palude ghiacciata. Proprio il canto di Ugolino ci riporta ancora una volta ai monti pisani e vi troviamo quella definizione, che è nella memoria di tutti, del monte, per che i pisan veder Lucca non ponno.
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E’ rimasta una traccia di questo legame tra Dante poeta e i monti pisani: il "Passo di Dante" è ancora il passaggio più comodo e più frequentato tra Lucca e Pisa; oggi può esser la meta di una breve passeggiata interessante dal punto di vista panoramico. Dal passo si comincia a vedere la conca di Lucca e dall’altro si domina fino al mare la pianura pisana, appunto quel piano in cui, secondo il sogno premonitore di Ugolino, l’Arcivescovo Ruggeri, "maestro e donno", inseguiva verso il monte il lupo e i lumicini (il padre e i figli).
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